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Dieta vegana: è boom economico

economia vegani

Gli italiani scartano la carne e altri prodotti derivati ed il Mercato si adegua. In tutto il mondo sono un miliardo coloro che non amano mangiare la carne. In molti lo fanno per una scelta religiosa, ma la maggior parte lo fa per consapevolezza.

Il 10% degli italiani bandisce carne e prodotti animali. Così il mercato si adegua.
180 ristoranti, 1.400 negozi, vestiti e cosmetici bio.

Un miliardo in tutto il mondo.

Secondo una recente ricerca di Gfk-Eurisko in Italia è vegetariano il 6% della popolazione adulta, mentre il 3% è vegano e il 2% segue una dieta macrobiotica o crudista. Un altro 18% ha deciso di consumare carne una sola volta alla settimana, per motivi etici o di salute.
L’economia per non crollare ha subito una rivoluzione. Il primo terremoto ha investito ovviamente il settore dell’alimentazione: quattro italiani su 10 consumano abitualmente prodotti a base di soia, il 15% usa panna vegetale e il 14% bevande sostitutive del latte.
I bilanci di Almaverde Bio, una delle più note aziende produttrici di alimenti vegani, nei primi sei mesi del 2015 ha aumentato il fatturato del 14,5% rispetto al 115% del periodo precedente, per quanto riguarda le proteine vegetali.
I supermercati e i negozi specializzati in prodotti biologici e bio-veg. stanno aumentando vertiginosamente ogni anno. Nonostante la recessione economica, negli ultimi 5 anni, il settore ha subito una crescita invidiabile: dal 2010 i nuovi esercizi aperti sono stati un’ottantina all’anno, per arrivare a quota 1.400. A ruota è arrivato il boom dei ristoranti vegetariani e vegani.

Quasi il 10% degli italiani è vegano o vegetariano

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Inizia a prendere piede anche il franchising: l’Universo Vegano è ormai è un’istituzione, mentre la catena Veggy Days ha già 12 punti vendita tra pizzerie, fast food e bar a tema.
Anche alcune aziende dei settori tradizionali del made in Italy hanno deciso di innovare le tecniche di produzione per poter essere certificate come vegane. Molti produttori di vino hanno eliminato sostanze come l’albumina o la caseina.
La moda cerca invece di agganciare il mercato cruelty free, eliminando dai capi d’abbigliamento non solo pelle e pellicce ma anche piume, seta e lana. Un recente sondaggio Ispo ha rivelato che l’81% degli acquirenti preferisce i vestiti senza tessuti di origine animale.

Il mercato si adegua

Molti grandi marchi tra cui H&M, Oysho, Zalando, Zara e Geox non usano più la vera pelliccia e altri come Quagga, hanno eliminato qualsiasi derivato animale.
Altro settore in ascesa è quello dei cosmetici biologici, con un giro d’affari da 10 miliardi di dollari. La società inglese Organic Monitor stima in 10 miliardi di dollari il giro d’affari a livello globale, precisando che le donne italiane sono terze in Europa nell’acquisto di trucchi e creme biologici. Secondo l’ultimo rapporto Bio Bank relativo al nostro Paese, nel 2014 le aziende del comparto erano 250, contro le 215 dell’anno precedente. Nello stesso periodo i negozi bio online sono passati da 70 a 104 e le profumerie addirittura da 43 a 105.
Da alcuni mesi, un centinaio di farmacie in tutta Italia ha aderito al progetto di Pharmavegana, offrendo supporto ai clienti che vogliono evitare il più possibile prodotti di origine animale.

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